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di Stefania
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lunedì 15 ottobre 2007 |
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Ci aveva impauriti l’anno scorso, annunciando che non avrebbe più fatto concerti per via degli impegni politici e invece anche quest’anno ci ha emozionati... Sempre cicciottello, abito avorio, trombone a fianco sempre pronto per assecondare la sua vecchia passione con la quale ha contribuito a fare la storia della salsa newyorkese.
Peccato che non mi abbia intonato Juana peña ed El gran varon ma l’ho perdonato con Idilio e Sin poderte hablar. La stazza è cambiata ma la voce è la stessa di 30 anni fa, come del resto lo sguardo appassionato per le note mai deludenti, in parte dedicate al ricordo di un amico, compagno di palco e di avventure che di nuovo ha menzionato, dicendo: Hector vive e iniziando il tributo, medley di El cantante, El todopoderoso, Periodico de ayer.
Siamo stati in estasi per una buona ventina di minuti quando ha presentato la band lasciando spazio per degli assolo da paura: un venezuelano ai timbales, un portoricano alle congas, un newyorkese del Bronx ai bongò. Ragazzi che ti fanno dire: grazie di esistere.
La sua band si componeva di otto elementi; oltre ai 3 sopra citati, c'erano il piano, il basso e la sezione fiati composta da 2 tromboni ed un sax. Nello spazio lasciato ai musicisti per i vari assoli si è esibito anche il sassofonista eseguendo un pezzo formidabile.
Troppi problemi, però, ci hanno fatto per le riprese: abbiamo dovuto interrompere la telecamera nel bel mezzo di Idilio per riattivarla in un angoletto strategico per il resto del concerto. E' durato un’ora e mezza: peccato così poco.
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