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"La musica, come ogni altro elemento essenziale di una cultura, non può essere ben apprezzata nei suoi valori se prima non si conosce la sua funzione nell'integrità del sistema di questa stessa cultura, della quale fa parte.
La musica in generale, tanto le sue espressioni quanto i suoi strumenti, rispondono a fattori molto complessi; senza lo studio di questi, non può essere compresa" (Fernando Ortiz).
La Spagna, nel momento in cui fu scoperta l'America, era un paese a carattere multietnico dovuto alle dominazioni romane, visigote e musulmane che subì tra gli anni 218 a.C. e 1479 d.C., quest'ultimo, anno della riunificazione politica del paese. La Spagna ebbe un'influenza profonda nel carattere socio culturale del Caribe Ispanico e di Cuba per quattro secoli. Gli spagnoli apportano alla musica cubana e caraibica la struttura melodica, gli strumenti a corda pizzicata e le forme letterarie, sia scritte che orali, tra le quali si distacca la decima, fondamentale nella composizione e improvvisazione dei nostri popoli.
Alcune musiche entrarono a Cuba come proprie dei conquistatori e della classe dominante; altre come degli schiavi e della classe dominata. Musica bianca, dall'alto e musica nera, dal basso. Per questo le sue manifestazioni sono state mutevoli, i suoi influssi molto distinti e variabile la sua trascendenza nella plasmazione della musicalità nazionale, secondo le peripezie subite dalla struttura economica, sociale e politica del popolo cubano. (F. Ortiz).
Gli spagnoli colonizzano Cuba e nei primi cinquanta anni praticamente sterminarono gli aborigeni indocubani. Delle strutture sociali e culturali di questi popolatori molto poco sopravvisse; possiamo solo fare un limitato riferimento ai loro Areítos, che erano una manifestazione musicale, danzante e religiosa collettiva. I cronisti spagnoli si attennero a descrivere la stessa superficialmente. Inoltre, è certo che l'influenza indigena nei popoli del Caribe mai raggiunse l'importanza che ebbe nel centro e sud America.
Diego Velázquez che dal 1510 iniziò la colonizzazione di Cuba ricorse all'espediente di portare schiavi africani -principalmente Yoruba (lucumí), Bantù (congos) e Carabalì- per provvedere alla forza lavoro. Il sistema schiavista a Cuba permise agli africani di conservare i loro costumi, le loro tradizioni e il loro modo di vivere, specialmente i loro modo di suonare i tamburi i loro canti religiosi o profani. Inoltre, l'organizzazione sociale li provvide dell'aiuto conosciuto come Cabildos (capitoli). Le tribù africane apportano il ritmo, la creazione dei tamburi e altri strumenti a percussione, così come, la struttura dei canti basati sull'alternanza tra un cantante solista e un coro.
La fusione delle differenti culture africane con gli elementi delle culture ispaniche diede inizio a un complesso processo di transculturazione al quale, con il tempo, si aggiunsero elementi di altre culture di posteriori migrazioni. Questo fu il caso dell'apporto dei francesi, cinesi, haitiani, giamaicani e messicani. Non dobbiamo dimenticare che altre culture esercitarono per via indiretta una forte influenza sulla cultura cubana. Questo fu il caso, nel secolo XIX della cultura italiana e nel secolo XX della nordamericana (A. Rodríguez). È in questo crogiolo di costumi, credenze e idee che sorgono le manifestazioni della nazionalità cubana e, tra queste, la musica cubana con i suoi generi musicali più influenti nella Salsa: il Son, il Danzón (con tutte le sue varianti) e la Rumba. La Salsa ha le sue fondamenta in detti generi cubani e nell'influenza tangenziale di altri generi Caraibici e americani come la Bomba, la Plena, il Samba e il Jazz, però dobbiamo enfatizzare che la sua colonna vertebrale è il Son. Prof. Nicolás Ramos Gandía
Riferimenti: Alén Rodríguez, Olavo. (1992). De lo Afrocubano a la Salsa. San Juan: Editorial Cubanacán. Dávila Eliana. (1993). Nicolás Gillén El Libro de los Sones. La Habana: Editorial Letras Cubanas. Ortiz, Fernando. (1975). La Música Afrocubana. Madrid: Ediciones Jáguar. |