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Yemayà è la prima band latina nata a Roma negli anni '80, specializzata in salsa, mambo e fusioni di culture e ritmi. Fondata da due fratelli provenienti dal Nicaragua, Kayro Flores -percussionista- ed Henry Flores -vocalist-. Attraverso il loro gruppo risaliamo a ciò che era la primissima salsa in Italia e in Europa attorno al 1977.
Nasce in seguito il gruppo La Sierpente Latina il cui primo album (intorno al 1980) fu davvero una prima in assoluto per l'Italia nell'ambito musicale salsero.
Per il meetinglatino.it siamo andati ad intervistare Kayro Flores che ci riceve con gran calore e simpatia insieme ad una parte del gruppo della sua Orchestra Centro-Sud Americana: Johnny Cabildo (pianista), Alberto Di Giacomo (percussionista) e Fabio Ciaglia (bassista).
L’orchestra è complessivamente formata da 9 elementi, nicaraguesi, cubani e italiani, e propone un trascinante repertorio di Salsa-Jazz, son cubano, Rumba, cha cha chà, mambo. La vasta esperienza e la profonda conoscenza delle componenti dei diversi stili musicali, permette di sviluppare un vasto repertorio, che va dalle forme più primitive alle espressioni più avanzate della musica del caribe.
Guarda alcuni momenti del concerto:
Intervista a cura di Alessandra M. e Stefania S. Foto a cura di Alessandra M.
Domanda - Kayro sei originario del Nicaragua, ma sono molti anni ormai che vivi in Italia. Ci puoi accennare cosa ti è rimasto dei primi anni dell'arrivo nel nostro Paese?
Kayro Flores- Ricordo che quando sono arrivato qua c'era la televisione in bianco in nero, invece nel mio paese, in Nicaragua, avevo lasciato la televisione a colori, quindi mi sono detto: "strano, ma allora io ritorno al futuro, nel mio paese". Con Johnny Cabildo neanche ci conoscevamo, era il 1975, il primo gruppo sestetto fu a Parigi all'Istituto Latino americano, studiavamo all'Università alla Luiss, quindi i primi concerti furono nei giardini della Luiss. Nel 1977 nasce la prima Orchestra che è La Serpiente Latina. Il nome proviene dal fatto che abitavamo in "Via dei serpenti" e quelli del quartiere ci chiamavano i serpente latina, indicandoci e dicendo: "guarda, i latini di via dei serpenti", infatti tutti dal quarto piano della nostra casa sentivano le note della chitarra. La nostra musica non era conosciuta qua, si conoscevano brani tipo: "Celito Lindo" musicale, "Oye como va" di Santana, non dell'originale di Tito Puente, ma Santana come rock latino, "Guantanamera" e "Mambo" di Perez Prado, che è stata la musica più venduta. Quindi dal 1977 c'era tutto questo movimento. Renzo Arbore venne a registrarci all'Università perché eravamo i primi a proporre qualcosa che non era né mambo, non era guantanamera. Nel giro di qualche anno, attorno al 1980, conobbi Jonny Cabildo l'unico che avevo sentito in Italia mettere le mani sul piano e suonare così: bom-chito-chito-chi-bom (n.d.r. vocalmente ci imita il ritmo particolare usato sulle tastiere da Jonny) come se fosse il piano caraibico.
D. - Quindi Johnny ha un animo caraibico, è meno italiano e più caraibico.
Kayro - Si, è l'unico pianista che faceva quel tipo di figurazioni, quel tipo di linguaggio sul piano, una grande qualità.
 Jonny Cabildo Johnny Cabildo- Quando venni a Roma trovai un mio amico che aveva una collezione di dischi afro-cubano e quando me li fece sentire al primo accenno capitolai subito, ebbi quella sensazione di fare la stessa figura che faceva il pianista che sentivo, era un rumorales, più portoricano che cubano, mi piacque così tanto che decisi di portarlo avanti. Mi sono occupato anche di jazz nei primi tempi e tutt'ora, ma con scarsa fortuna perché non trovo elementi con cui raffrontarmi, con queste percussioni, invece, mi sento più vivo, è un trade union tra i percussionisti ed il piano perché io sono un percussionista con il pianoforte, faccio le stesse cose che più o meno fanno loro, solo che io le esporto con le dita mentre loro lo fanno con le mani. E' tutto un gioco di articolazioni che danno senso ritmico a quello che poi loro devono fare.
Kayro- Infatti anche nella musica sinfonica, classica, al conservatorio in genere per completare gli studi un pianista studia anche le percussioni, perché il piano è uno strumento percussivo completo, ha tutte e 8 le note. La nostra musica è ritmica, armonicamente possiamo dire che è abbastanza semplice, anche se non lo è per quel che riguarda l'interpretazione, essendoci molto ritmo il piano va d'accordissimo con la parte nostra. A Johnny piacciono le congas e tutto questo tipo di ritmica che ha la afro-cubana, è un crescere e levare, quindi con il piano tramite le note esegue un linguaggio percussivo con un giro circolare.
D. - Negli anni '70 - '80 sarà stato difficile portare questa innovazione.
Kayro - Si, si. Nel 1981 quando ho conosciuto Johnny avevamo in quel momento lasciato il gruppo Serpiente Latina, perché faceva un più latin-rock, musica un pò contaminata, generica, ma tipica perché, come ho detto prima, in Italia si conoscevano solo brani come Guantanamera. Conoscendo lui c'era la possibilità di fare del "tipico", per tipico intendo andare dentro al son, al vero mambo, al latin-jazz. Dall'81 che ci conosciamo continuiamo a suonare insieme, sono tanti anni, ma le parole sono poche perché dovete sentirci e dire ciò che si prova, le vibrazioni che si avvertono. Certo con Serpiente Latinai primi anni facevamo tutto un repertorio latin-jazz puro, la parte del latin-jazz è la parte più elegante della musica afrocubana anche se è strumentale perché mancano le voci, c'è qualche coretto, ma è la più elegante, perchè i musicisti hanno la possibilità di esporre o di far vedere i loro virtuosismi solistici e poi c'è la salsa che ha una serie di ritmi suoi. Con Serpiente 81 abbiamo seguito un percorso per un anno e subito dopo con Yemayà abbiamo fondato un gruppo in omaggio alla Dea del mare nella cultura yoruba, e poi il primo disco tipico di salsa, era un 45 giri con due brani che fu presentato da Gianni Minà a Blitzuna trasmissione storica del 1982 da Milano. Era un momento particolare nacque il primo disco tipico di salsa.
D. - A proposito di vinili, li conservi ancora, oltre al ricordo che hai legato ad essi?
Kayro - Si si, non solo io vorrei anche recuperare i nastri per poterli digitalizzare, ho anche dei pezzi inediti.
D. - Nel corso degli anni avete cambiato i ritmi della vostra musica? considerando la tua origine nicaraguense, Kayro.
Kayro - Più che di ritmi dobbiamo dire che nel nostro caso abbiamo cercato di fare una cosa che non è facile nè consigliabile, cioè naturalmente con spontaneità abbiamo creato brani nostri. E' stato un pregio perché il brano tuo o lo fai bene o lo fai male, ma mai come te stesso. Ad esempio se seguo un brano dei Beatles o lo faccio meglio o peggio ma mai come loro. Jonnyè un grande compositore ed ha molta ispirazione, molte idee, a me è empre piaciuto, anche a mio fratello, quando cantava, gli piaceva qualche pezzo, insomma abbiamo sempre cercato di stimolare i musicisti a fare cose ostre perché non saremo mai i migliori, non esiste la perfezione, e i nostri brani, di Yemayà, o li suoniamo peggio o meglio, ma mai come Yemayà ed infatti abbiamo un nostro stile. A Roma se chiedi dello stile Yemayà vedrai che rispondono che c'è, nessun gruppo suona come Yemayà. Si chiama salsa brava. Per cui non abbiamo cambiato i ritmi perché è difficile inventarli anche se abbiamo fatto contaminazioni, più che altro abbiamo composto molti brani nostri.
Johnny - La particolarità di questi ritmi è che sono codificati quasi come un codice che si tramanda nella giungla dove se fai un "tum-tum" sul tronco di un albero tutti sanno che vuol dire una precisa cosa. E'come se fosse una formula, non puoi fare diversamente.
Kayro - Le basi su cui ti muovi sono sempre quelle, c'è la famosa clave con il suo colpetto, cinque colpetti: un tempo in battere, uno in levare, un sincopato, un altro in levare e uno in battere. Hai tre possibilità ritmiche, se togli qualcosa hai una frase diversa. Si possono cambiare le frasi ma i cinque tempi sono quelli, puoi variarli, ma sempre quelli restano. Io ho avuto più interesse a comporre melodie che non a cambiare i ritmi; il ritmo è come la matematica non c'è nulla da inventare sulla matematica.
Johnny - A tutto questo si aggiunge quel feeling afro-cubano e nero della popolazione di Cuba, quell'andamento ondulato, non come i tedeschi, non come il tempo di una marcia, che oltretutto per i cubani non esiste come tempo.
Kayro- La nostra musica ha dei ritmi che vanno in aria, per questo era difficile una volta ballarla, ma ora in Italia siete diventati bravissimi anche a ballare, meglio dei latini, fate tremila giri che noi non facciamo e certo non è facile. Io però vorrei che ci fosse più senso del gusto ritmicamente parlando, secondo me abbiamo troppi maestri. In ogni caso uno dei nostri obiettivi e desideri che si è realizzato era che questa musica diventasse molto popolare e soprattutto che fosse capito il ballo e venisse ballata, ci siamo riusciti in pieno.
D. - Durante il vostro percorso musicale, l'affiatamento nel gruppo è cambiato?
Kayro- Certo, perché si migliora sempre. Ad esempio quando noi c'incontriamo a casa e magari c'è qualche idea c'è un tipo di comportamento, sul palcoscenico è un'altra cosa e nelle prove un'altra ancora, ma l'importante è davvero l'affiatamento.
D. - Si sale sul palco sempre con lo stesso umore?
Kayro - Non è un mistero ma devo dire che ha a che fare con il benessere. Ad esempio se io ho nausea o lui mal di denti quando salgo sul palco mi passa tutto. Consiglio proprio di venire a suonare con noi perché è un "toccasana". Più suono e meglio sto. Non sò se accade anche a voi quando ballate.
D. - Kayro parlando di strumenti possiamo dire che sei poliedrico, ne suoni diversi durante il concerto. C'è uno strumento al quale sei più legato?
Kayro- Si, molti strumenti, suono il trombone ed altri, ma quello che è più vicino al cuore è il bongò, quello piccolino, però con il tempo anche le congas, i timbales, quegli strumenti a percussione che fanno parte della famiglia perché sono degli incastri ritmici. Il musicista deve saperli suonare tutti, certo non tutti ci riescono, però se non sei forte con uno ti dirigi verso un altro strumento. Secondo me però ti devi dedicare a tutti. Io insegno anche le percussioni e dico quali sono gli strumenti lasciando decidere quale sarà quello da approfondire. In ogni caso, però, devi sapere sempre come funziona quello specifico strumento: se c'è la conga, come funziona la clave se c'è una campana, come funziona un timbales se c'è un bongò, non è facile ma devi saperlo, perché sennò ti trovi un timbalero che suona bene ma non sa cosa suoni tu. Io, infatti, sono bravo a suonare il bongò ma sò anche bene come deve suonare il timbalero, perché ascolto, ho imparato. Non si può insegnare solo conga, in quanto si suona ad incastro.
Johnny - A volte, infatti, c’è capitato di dover cercare sostituzioni temporanee nel gruppo per malattia, e se ad esempio il bassista non fa un certo movimento il gruppo non riesce a seguirlo, oppure alcuni lo fanno ma che non sa di nulla, c'è come una molla che deve scattare, un su e giù tipico del son montuno ambientato a Cuba e che da allora dai tempi dei tempi nelle vecchie descarghe cubane eseguivano, perché non c'erano arrangiamenti musicali. Certo poi è arrivato Tito Puente con tutte le altre contaminazioni, però questa musica era spontanea, se prendevi per la strada un bambino e gli davi tra le mani un timbales quello lo sapeva suonare, perché hanno la cultura musicale nel sangue.
D. - Parlando di generi musicali, ne eseguite diversi, latin-jazz, cha cha cha, mambo, afro-cubani. Ce n'è uno predominante o preferito?
Kayro - Più che parlare di generi, parlerei di musica afro-cubana, in sintesi la salsa ad esempio non è altro che una frase, la salsa proviene dai tempi degli etruschi, dei romani, perché è un miscuglio di erbe aromatiche che poi si mettevano sul pesce, quando poi una gran compagnia che faceva musica latina nel 1967 in America a New York mise su un gruppo composto da leader di svariate band, inventò il termine salsa, perchè si mischia. Infatti nella salsa c'è la bomba di Puerto Rico che non è cubana, la Rumba cubana, il Son cubano, la guajira cubana, c'è anche il mapalè colombiano, c'è la cumbia colombiana, ed Eddie Palmieri, grande esponente di cui noi amiamo lo stile, lui fece sue le cumbie, in omaggio alla Colombia, ma non c'entra niente con Cuba. Questo per dire che la musica cubana non è salsa, la musica afro-cubana è salsa. La musica cubana è un'ispirazione, una fonte, il termine salsa è quello universale che usiamo perchè il latino america è unito. Noi quando suoniamo pensiamo più alla salsa, nel senso che se c'è un brano che ci ispira lo eseguiamo. Ci sono poi brani latin jazz newyorkino, o alcuni pezzi che mi ispirano più la bomba di Puertorico. Se tu hai dieci dischi di salsa e hai 60 brani, forse 40, un 80%, sono son. A volte senti una bella salsa che ha ritmo bomba di Puertorico ma pensi subito ad un bel pezzo di salsa cubana, invece no quella è portoricana. Questo lo dico per far capire che alla fine i brani sono tutti belli. La musica non ha un passaporto. Noi comunque componiamo. Proponiamo molta salsa, ci piace, ma anche il latin jazz perchè possiamo fare cose strumentali senza bisogno di cantanti e coristi, certo potrebbe sembrare egoistico ma è uno stimolo, Jonny suonando latin jazz fa molti assolo. La nostra formazione è nata proprio per proporre latin jazz, tutto è basato sul latin jazz quando siamo così in pochi. Invece con l'orchestra Yemayà facciamo all'inizio del latin jazz e poi passiamo ai pezzi salsa perchè ci sono coristi, cantanti a volte anche tre cantanti e non si possono lasciare lì fermi per un'ora e mezza. Noi proponiamo anche pezzi di Eddie Palmieri perchè sono molto eleganti.
 Fabio Ciaglia Fabio Ciaglia - Certo per capire bene bisogna essere molto dentro la musica, chi sente così sente salsa e basta, non segue la ritmica. Ad esempio il basso, che ha un suono percussivo, nella salsa è diventato uno strumento base che non deve mai mancare, proprio per quel suo suono percussivo. Pensando alla storia della nascita di questo strumento posso dire che è nato da un errore di costruzione ma che alla fine si è rivelato essenziale per certi tipi di sonorità. (n.d.r. Fabio è il bassista del gruppo).
D. - Parlando del pubblico che vi ascolta dal vivo secondo voi l'ideale è quello che applaude durante il concerto o quello che invece balla?
Johnny - Bella domanda questa. Io preferisco quello che balla, a meno che non si tratta di un concerto eseguito in un teatro dove le persone non possono alzarsi. Quando non vediamo nessuno in pista un pò ci angosciamo. L'ambiente dove si suona conta molto, ho diversi ricordi dei luoghi dove ho suonato.
Fabio C.- Certo le risposte saranno un pò diverse, perchè dipende anche dalle situazioni. Potrebbe essere frustrante se chi balla non si accorgesse della differenza che c'è tra un disco che mette il Dj e noi, questo può accadere. Preferirei che la gente ascoltasse e basta perchè vuol dire che si è accorta di noi. Il musicista avverte la differenza del pubblico.
Alberto Di Giacomo - Se posso dire la mia questa musica si ascolta ballandola. (n.d.r. Alberto Di Giacomo è percussionista del gruppo accanto a Kayro).
D. - Quali sono le sensazioni che avverte un percussionista mentre esegue il brano? Alberto tu avevi gli occhi chiusi ed eri concentratissimo.
Alberto D. - E' vero e mi fa piacere che avete notato questa cosa. Non credo che il chiudere gli occhi sia una particolarità solo del percussionista ma anche degli altri musicisti, è anche una questione caratteriale, ma un musicista che è dentro al concerto ha la sua attenzione verso il piano, il basso, per quello che accade, ci sono molte dinamiche, dei cambiamenti ed è molto importante prestare attenzione al linguaggio della musica. Suonare è una libertà interiore. A volte ci si dimentica che il musicista è una persona che studia, prova, ascolta, quindi sul palco non è che s’isola o si chiude in se stesso ma ha bisogno di concentrazione.
D. - Collaborazioni con altri artisti durante gli anni, avete ricordi particolari?
Johnny - Ma, molti erano incuriositi da questa novità musicale e venivano a suonare con noi, come Massimo Rubani che purtroppo ormai è morto, anzi stiamo cercando una vecchia registrazione che abbiamo fatto con questo grande artista proprio per creare un documentario su di lui. Anche Tony Scott è venuto tra noi con il suo clarino, faceva degli assolo estemporanei particolari, era come sentire in un gruppo di russi parlare un francese. Per tanto tempo è stato con noi anche Javier Girotto, è ancora memorabile un assolo che lui ha fatto in un brano di mia composizione, Javier potrebbe benissimo tornare con noi quando vuole a fare degli assolo particolari; all'inizio lui non era molto dentro a questa musica e a volte estemporaneamente lui prendeva la campana e cominciava a suonarla, ricordo che ridendo gli facevo capire che, però, in quel momento non c'entrava nulla. Adesso è diventato una stella del firmamento del cosiddetto musica-tango, milonga.
D. - Kayro, che realtà musicale hai lasciato in Nicaragua tanti anni fa?
Kayro - Quando sono andato via dal Nicaragua c'era molta musica rock, ricordo che conoscevo tutti i gruppi come Led Zeppelin, perchè avevamo una linea diretta con l'America, per questo all'inizio ho detto di come sono rimasto appena arrivato in Italia. Le banche funzionavano già con i computer, noi avevamo la tv a colori ed in Italia era ancora in bianco e nero, mi domandavo: "ma come noi siamo nel terzo mondo e qui non ci sono queste cose? ". La nostra realtà musicale è folclore e molta musica rock, la salsa faceva parte solo di un contesto. Le novità erano il rock. A quei tempi da noi la conga era strumento vecchio, era meglio suonare la chitarra elettrica, la chitarra acustica era considerata vecchia; quando sono arrivato in Italia comunque ero ben informato sul tipo di musica, pensare che ero arrivato per sentire musica buona ed invece ascoltavamo Radio Lussemburgo, non c'erano le radio private ma solo quella dello Stato e seguitavo a chiedermi: "ma dove sono venuto? non ero venuto in un paese avanzato? " L'Italia era così nel 1975.
D. - Cosa dire ai nostri amici del meetinglatino.it, un pensiero per loro.
Kayro - Per il meetinglatino mi vengono in mente due cose da dire: - una il "toccasana": se hai un male vai sul palcoscenico dove stanno suonando che ti passa; - la seconda è quel brano che abbiamo dedicato prima durante il concerto al Natale, per il Magic Fly, per tutti voi perchè è un portafortuna, un sortilegio, una "brocheria" quindi per mettinglatino "espirito alea temi..."
D. - Grazie Kayro per il tempo che ci hai dedicato anche a tutti gli altri artisti del gruppo.
Uno speciale ringraziamento a Marcello Pedone e Pio Forte; nonché a Stefano per le riprese video e Maurizio P. per la pazienza.
CONCERTO di KAYRO FLORES e gli YEMAYA'
Venerdì 7 dicembre 2007 - MAGIC FLY - Roma
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