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Il bolero cubano è completamente nostro.
(Gonzalo Roig)
Nel mese di luglio del 1972, troviamo la prima menzione che si fa a Cuba sul
Bolero, nel quotidiano Papel Periódico de La Habana; ma ci chiarisce Natalio
Galán in Cuba y sus Sones che era molto spagnolizzato. Osservando
che intorno al 1836 cambia, assomigliando alla tappa repubblicana (1902).
Se cerchiamo le radici del nostro bolero ne troviamo una parte nel Bolero spagnolo
conosciuto da più di trecento anni, ma a Cuba subì una metamorfosi
per arrivare allattuale, e piano piano gli cambiarono il ritmo, la forma
e i giri melodici.
Pichardo nel 1836 vide la differenza tra il bolero cubano e quello spagnolo
perché in questultimo il ballo trascendeva la canzone, e nelle nostre
Boleras (come venivano chiamate allora), il canto aveva tanta importanza quanto
il ballo, ma in realtà lunica cosa per cui si assomigliano é
il nome.
Le nostre Boleras erano una danza popolare in cui ballavano da quattro a otto
o più coppie. Allora esisteva anche La Cachucha, una variante del bolero
spagnolo, che divenne popolare a La Avana dal 1840 grazie a Fanny Elssler, ed
era ballato da una sola persona (uomo o donna). E nel Bolero spagnolo (da 3x4),
che era più coreografico, ci potevano essere solo una o due coppie. Pertanto,
essendo Cachucha e Bolero spagnolo balli esclusivamente per bravi ballerini, e
le Boleras un ballo e una canzone popolare, prevalse il nostro, e al momento di
definirlo restò il nome di Bolero perché, come scrisse Galán,
aveva radici più profonde teatralmente determinate.
Nel 1840 si nota il passaggio nel Bolero al ritmo 2x4, e nel 60 la scomparsa
della seguidilla che la purifica dai suoi ispanismi ( visto che erano inevitabili
le ripetizioni e gli Ay intercalati nel bolero spagnolo).
Nel 1870 sarà accompagnato dal Cinquillo che è stato fissato
in quasi tutte le composizioni cubane, secondo quello che dice Helio Orovio nel
suo Diccionario de la música cubana, rimettendola alla mano sinistra
che accompagna il piano, e nel 1890 abbondano i boleristi orientali che
si dedicano a uno stile molto proprio del genere. E si nota come questi convertono
i boleri in Danzones, eliminando ai primi i testi, li utilizzavano nella parte
del violino del Danzón. Sebbene si riconobbe il Danzón come ballo
e il Bolero come canzone.
Il Bolero non ha nemmeno una paternità riconosciuta poiché mentre
si formava nessuno ne prese nota, quindi fu attaccato dai tradizionalisti. Tra
i suoi primi cultori annoveriamo il santiaguero Pepe Sánchez, che alcuni
scrittori dicono fu il creatore del primo bolero intitolato Tristezas nel 1885.
Questa idea è così generalizzata che perfino nel Museo Cubano de
Arte y Cultura della città di Miami si celebrò nel 1985 il centenario
del primo bolero cubano scritto.
Questa origine è molto dubbiosa se ci basiamo sulle ricerche del miglior
storiografo e musicologo che abbia mai avuto il nostro paese, Natalio Galán.
Nemmeno laltro grande, il Dott. Cristóbal Díaz Ayala lo considera
nel suo libro come il creatore di un genere, ne la Dott.ssa Elena Pèrez
Sanjurjo lo considera così, tra gli altri di straordinaria conoscenza,
ed è che intorno a quella data si scrissero boleri come il bolero-mambo
San Pascual Bailón di Manuel Saumell (1817-70) che si iscrisse
come congó-contradanza perché fu il movimento vertice della Contraddanza,
e un altro caso uguale successe con la Contraddanza La Valentina di
Tomás Buelta y Flores che debuttò nel Tacón il 23 febbraio
1841 con tutta la grazia del Bolero 2x4.
Come sempre prima di terminare le mie ricerche ricorro ai libri Vida y Milagros
de la Farándula en Cuba del poliedrico e enciclopedico Rosendo Rosell,
per essere convinti che molti dei quali hanno scritto riguardo questo tema non
hanno cercato le fonti migliori, la maggior parte ripete senza aver investigato
a fondo.
Il Bolero risorge quando Cuba riesce a diventare una Repubblica nel 1902, aggiungendogli
più di 10 modalità realizzate da grandi arrangiatori, come i boleros-reancheros
interpretati da Pedro Vargas e Lino Borges; il Bolero-rock allo stile dei Chavales
de España; il bolero-chá che fu inciso da Belisario López;
il bolero-mambo con lo stile inconfondibile di Beny Moré, ecc... . In fine
la radio contribuì alla sua popolarità creando interscambi in America
Latina con caratteristiche locali. Non fu così in Nord America dove preferivano
la nostra musica coreografica (Habaneras, Rumbas) in quanto più comprensibili,
poiché il Bolero è sempre stato più canzone che ballo.
Verso il 1945 si impose unaltra variante del Bolero che secondo Galán
si possono considerare Boleros Camps per la loro ricercatezza, il
suo esponente più caratteristico fu Olga Guillot, considerata la regina
del bolero e per me la pioniera dello stile filin. Più tardi, con linclusione
di altre armonie si diffonde lo stile Filin, a cui dedicheremo uno studio a parte,
e i boleri elettrici poiché eseguiti con strumenti elettrici
dei nostri tempi (fine del secolo XX).
Riassumendo: il bolero fu una forma di musica che ci
insegnarono i colonizzatori spagnoli con il ritmo 3x4 e che sicuramente si ascoltò
a La Avana dal 1792. Nel 1836 Pichardo annotò nel suo dizionario che a
Cuba cera un ballo popolare chiamato Boleras molto diverso dal Bolero spagnolo.
Già nel 1840 si nota il passaggio al ritmo 2x4, in quanto nel 1860 sparisce
la seguidilla così ispanica e nel 1870 le si impone il Cinquillo che accompagnerà
sempre le composizioni cubane. Dopo il 1890, è un fatto quotidiano incontrare
boleristas nella provincia orientale cubana coltivato con passione e fino al sole
di oggi nessuno lo ha potuto detenere, anche con le sue nuove modalità
è stato benedetto dal pubblico e, naturalmente, da Dio.
È che il Feeling fu essenzialmente Bolero che
si fa Jazz.
(José Grave de Peralta)
Tra il 1950 e il 1960 si comincia a sperimentare a Cuba con il Bolero e senza
creare una nuova forma musicale, i suoi interpreti liberano il loro modo di interpretare
il proprio sentimento, drammatizzando ed esagerando i gesti e le inflessioni della
voce e tutta questa energia con la quale si enfatizzavano i sentimenti si chiamò
Filin, che sebbene sia una parola inglese, feeling, che significa sentimento,
con una base di Jazz, soprattutto nel modo di liberare la voce, giocando con il
tempo e larmonia, è ritmicamente molto cubano.
Per il Filin o Feeling bastava un po di voce maneggiata con destrezza
e molto sentimento come dice il significato stesso del suo nome inglese. Il suo
interprete doveva essere un attore-cantante che dominasse la scena, capace di
drammatizzare, riflettendo in ogni interpretazione con i suoi gesti e le sue acrobazie
vocali i sentimenti del cantante-esecutore.
Per questo il Feeling fu più ricco del Bolero nella sua concezione armonica
e il pubblico non solo ascoltava, ma sentiva le stesse emozioni che il cantante
gli proiettava. È una creazione musicale che non è fatta per il
cinema, né per la televisione, ma per ambienti intimi come una casa privata,
un Night-club o piccole boites, dove si crea unatmosfera
appropriata e si può eseguire adeguadamente.
Qualche anno prima di diventare popolare, a Cuba era già presente con
Bola de Nieve che si anticipò con la sua classe di autore-attore, cosa
che lo rese famoso in tutto il mondo per cantare con queste caratteristiche. Insieme
al suo inseparabile piano, faceva un monodramma di ogni interpretazione e la sua
originalità lo rese immortale. Unaltra specialista del Bolero che
si anticipa alla popolarità del Filin fu Olga Guillot.
Il musicologo Natalio Galán nel suo libro Cuba y sus Sones ce lo dimostra
dicendo che
... il bolero creolo -verso il 1945- si vestiva di nomi che suggerivano una
nuova uscita dal mercato (...) Olga Guillot, non disprezza il bolero come ritorno
e in versione molto camp faceva ascoltare ai tradizionalisti En
el tronco, Lagrimas negras (...) manifestazione regressiva della
Guillot aggiustata alla stilistica cubana, in versioni che possono considerarsi
bolero camp, ad intuito. Il feeling porterà altre armonie più
tardi (...) Il feeling arrivò a significare a Cuba qualcosa camp,
dato che enfatizzava i sentimenti.
La Guillot non solo fu una delle migliori interpreti del Bolero, fu come abbiamo
detto, una pioniera-innovativa del suo genere.
Antecedente al Feeling è il Guapachá, un ritmo che unisce Chachachá
e Merengue, anche questo con stile drammatico, però un po volgare,
poiché linterprete proiettava una serie di gesti ridicoli e isterici.
I suoi migliori esponenti: el Guapachoso Rolando La Serie, Pacho Alonso,
Cascarita, Puntillita, el Chori, Vitola colei che si difende da sola,
e la più grande guapachosa La Lupe, che cominciò a trionfare
in La Red (La Rete), con la sua sensibilità per il Feeling, che lo fondeva
con il Guapachá in Descarga quando cantando, gridava, piangeva, si mordeva,
graffiandosi, tirandosi i peli, picchiando il pianista se non teneva il ritmo,
dicendo parolacce, togliendosi le scarpe, strappandosi i vestiti e accentuando
langolosità del gesto erotico.
Quattro primi grandi compositori ebbe questo stile. Nel 1947
Cesar Portillo de la Luz creò Contigo en la distancia; José
Antonio Méndez da parte sua crea cose come La gloria eres tú e Novia
mía. Nel 1952 il maestro Adolfo Guzmán creò Profecía,
e nel 1955 Frank Domínguez vinse un concorso a Radio Progreso con Tú
me acostumbraste. Però nessuno aveva la voce idonea per questo stile e
il primo bolerista a lanciarsi fu Miguel de Gonzalo un giovane cantante di Radio
Progreso. Lo seguono molto da vicino il Cuarteto DAida, e quando si separeranno
continueranno Elena Burke, Omara Poruondo, Moraima Secada, Leonora Rego. Anche
dal Gato Tuerto (1959) le sorelle Capelas formano uno straordinario duetto radiofonico,
e perfino il Beny, Daniel Santos (Portorico) e Armando Manzanero (dal Messico)
entrarono in questa onda. (Vennero superati solo dalle canzonettiste Edith Piaff
e Conchita Piquer e perfino il nordamericano Ray Charles).
Negli anni 50 la maggior parte dei boleristi restarono vincolati al Feeling,
si aveva bisogno solo di un chitarrista e un cantante che giocasse con larmonia,
alterasse il ritmo, pero questo si, con molto sentimento. Ci dice il Dott. Cristóbal
Díaz-Ayala nel Del Areyto a la Nueva Trova che nel 1961 i centri
notturni più importanti de La Avana ancora annoveravano un buon personaggio,
tutti boleristi allo stile Feeling. Nel Salón Caribe del Havana Hilton:
Elena Burke; nel Copa Room del Hotel Riviera: Berta Dupuy; nel Capri, la Guillot
e Juana Bacallao; nel Salón Parisién del Nacional, René Cabel;
nel Tropicana, Nelly Castell; nella Red, La Lupe; in Alí-Bar, Blanca Rosa
Gril; nel Gato Tuerto, Moraima Secada con Meme Solís, ecc...
Ancora in stile, in piena decade del 1990, arrivando al 2000, si conosce El
Rincón del Feeling nelle strade Flagler e la Avenida 69 della città
di Miami, dove Luis García, unistituzione del genere ha ottenuto
un monumento vivente presentando figure di ieri come Renee Barrios e di oggi come
Malena Burke, figlia della Señora Sentimiento, che ereditò
tutta questa capacità sonora di una delle migliori esponenti di questo
stile: Elena Burke.
Ricordando ancora una volta Galán diremo che il Feeling fu più
turbamento psicologico nello scenico e enfatizziamo che per interpretare
un Bolero con Feeling, prima di essere cantante bisogna essere attore, e questo
deve avere più anima e sentimento che voce, sebbene, se tutti i fattori
si unissero, si raggiungerebbe la perfezione. Colui che non ha visto (e si noti
bene che non dico ascoltato) interpretare questo stile, non ha potuto ricevere
lanima che lascia lesecutore in ogni interpretazione.
María Argelia Vizcaíno
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