Intervista a Changuito in occasione del
Concerto di "Afro Cuban Jazz Masters" tenutosi a Fiesta (Roma-Capannelle)
"El retorno del Misterioso"
A cura di Stefano Santini e Massimiliano Salemme
Fotografie di Enrico Ponzo
José Luis Quintana (Changuito) può essere considerato una leggenda vivente della musica cubana. Nato nel 1948 a Casablanca (non in Marocco, ma di fronte a La Habana, dall'altra parte della baia) inizia molto precocemente la sua carriera musicale. Le percussioni sono state i giocattoli preferiti dell'infanzia di Changuito, sulle quali già sperimentava suoni alla tenera età di cinque anni. Inizia a suonare professionalmente già intorno agli otto anni, in seguito entra a far parte dell'orchestra Havana Jazz Band, passando poi alla Cuban Mambo. A dodici anni suona regolarmente nel night club Morocco de La Habana. Terminato il servizio volontario nell'esercito, nel 1964, Changuito continua a "militare" in diverse orchestre cubane, approdando ai Van Van nel 1970. In quel periodo, Changuito sviluppa il suo "tocco" personale, le sue caratteristiche tecniche percussive e assurge alla notorietà a livello mondiale. Di José Luis Quintana è anche la paternità del songo, l'innovativo sonidoche caratterizzerà i Van Van prima della svolta timbera. Dopo ventritrè anni di convivenza, Changuito lascia i Van Van per dedicarsi alla carriera solista e all'insegnamento.
Le innovazioni introdotte da Changuito hanno infuenzato moltissimi percussionisti di fama mondiale, molti dei quali sono stati suoi allievi: Giovanni Hidalgo, Karl Perazzo (Santana), Wilfredo Reyes e Luis Conte, solo per nominarne alcuni.
Lo incontriamo il 29 luglio, poco prima del concerto del concerto degli Afro Cuban Jazz Masters insieme ad altri "mostri sacri " della musica cubana. José Luis Quintana ci appare un poco affaticato, forse "provato" dal lungo tour e dal viaggio.
ML - Non possiamo perdere l'occasione di intervistare un musicista come José Luis Quintana, in arte Changuito. Oggi che sei qui a Roma, ti vorremmo rivolgere alcune domande.
C - Sì, ma tenete conto che sono una persona molto sofferente... (ndr: ridacchia)
ML - Ma anche un grande musicista.
C - Si, un grande musicista, però è vero che nella mia vita ho sofferto molto. Ricordate che la vita è "sacrificio", io mi sono sacrificato molto. (ndr: divaga un po' e noi scaldiamo i motori). Se non fosse stato per Maria Teresa Fuerte e Pedro Quintana Perojo adesso io non starei qui (ndr: sta parlando dei suoi genitori).
ML - Parlaci del tuo stile musicale e del tuo innovativo modo di suonare.
C - Effettivamente è opinione comune che io suoni in modo originale. Vi premetto che dal 1964 fino al 1968 ho studiato di tutto, per più di otto ore ogni giorno.
ML - Le percussioni?
C - Si, ogni tipo di percussione: tumba, timbales, congas e batteria. Ho sempre cercato di mantenere uno stile personale nel modo di suonare ogni singolo strumento. Per esempio, nelle congas ho sviluppato il mio stile che chiamo "la mano segreta", è il mio modo di suonare, di interpretare il "movimiento percutivo". Le congas non si "suonano per suonare"... bisogna parlarci, avere un dialogo con la percussione. Il discorso vale anche con i timbales, io ho sempre cercato di seguire questa regola. Comunque, l'importante è studiare, ho l'intenzione di dedicarmi ad insegnare ai miei allievi i miei caratteristici "movimenti" delle mani.
ML - Hai detto che suoni la batteria?
C - Recentemente, quando ho suonato con Roy Hargrove (ndr: con cui Changuito ha inciso il disco "Havana Crisol"), anche lui non pensava che sapessi suonare la batteria. Quando abbiamo suonato al Festival Jazz in Olanda, ho suonato la batteria per una settimana, Hargrove è rimasto molto impressionato.
ML - Hai suonato anche in Sudafrica con l'etichetta Melt 2000, ci puoi parlare di questa esperienza?
C - In Sudafrica ho fatto un esperimento musicale con Amampondo. Poi l'impresario Robert Trunz mi ha proposto: "suona e registra ciò che vuoi" e mi ha portato vicino Londra dove abbiamo realizzato un disco. Avevamo registrato tantissimo materiale. Il disco è stato realizzato in Inghilterra. Comunque, io non mi ci riconosco in questo disco.
ML - Non ti piace il prodotto finito?
C - Il problema è che il disco l'ho fatto da solo, e credevo che uscisse così, si sarebbe dovuto chiamare "Telegrafía sin hilos"...
ML - ...e invece?
C - Invece è uscito con alcune aggiunte, materiale di altri musicisti. Quindi, non lo riconoscerò mai! Conservo le registrazioni originali, magari ci farò un disco, se qualcuno me ne darà la possibilità e così vedremo... io aspetto che Trunz si faccia vivo con me. Per il momento, è sparito!
ML - Quando si parla di Changuito non ci si può dimenticare della sua esperienza con Los Van Van...
C - Mah!... È stata una bella esperienza. Mi ha stimolato molto, mi ha dato molte buone idee... però io ho contribuito con molta creatività. Anche se nessuno me lo riconosce ufficialmente, sono io il creatore del songo! Sono io il creatore del songo! (ndr: lo afferma ripetutamente per dare forza alla dichiarazione).
ML - Hai buoni ricordi del tuo rapporto con l'orchestra?
C - Si, con loro ho avuto responsabilità importanti, però io già ero Changuito molto prima di entrare nei Van Van... Sono entrato a far parte dei Van Van nel 1970 ma ho cominciato a suonare nel 1964. Dopo essere uscito dall'esercito sono entrato in una delle migliori orchestre di Latin Jazz di Cuba. Hanno cominciato a chiamarmi Changuito in quel periodo.
ML - Allora, adesso sei ritornato alle "origini", a suonare latin jazz.
C - No, no (ndr: lo ripete diverse volte), io suono tutta la musica cubana, la musica cubana mi affascina (ndr: lo dichiara con fare solenne).
ML - Hai in progetto un disco nuovo?
C - Si, abbiamo un nuovo disco in progetto, in collaborazione con Maraca e l'impresario Mansur Naziri di Fiesta, ancora non è niente di definito ma spero che il progetto si realizzi. Si dovrebbe intitolare "El retorno del Misterioso".
ML - " El retorno del Misterioso"... e perché questo titolo? (ndr: ridiamo con lui)
C - Perché ero chiamato così da Pedrito Calvo (ndr: con lui nei Van Van). Pedrito mi diceva: "Changui el misterioso rompe la paya" e io rispondevo "si la rompo no hablo".
ML - Sei ancora in rapporti di amicizia con Pedrito e gli altri?
C - Si, si, con tutti... "pero, ellos pa' allá, yo pa' acá"! (ndr: ride di gusto). Ho anche collaborato con il gruppo di Cesar Pedroso. "Los que son son", sono uno dei migliori gruppi di Cuba, non "il migliore" perché "nadie es mejor que nadie" (ndr: famoso detto cubano), questo è il mio detto preferito. Per esempio c'è chi dice che Tito Puente è migliore di questo o quel musicista, io dico solo che Tito è stato un grande percussionista, arrangiatore e direttore di orchestra e anche compositore... insomma, un musicista completo.
ML - Tito Puente ti ha influenzato?
C - No, però tutti quelli che suonano le percussioni mi interessano, da quando ero bambino.
ML- Quindi anche batteristi jazz come Max Roach, Elvin Jones...
C - Si, infatti non a caso mi chiamano l' Elvin Jones cubano, e lui è un mio amico.
ML - Quale allievo ti ha dato più soddisfazione?
C - Ho due miei studenti che attualmente sono tra i più bravi percussionisti esistenti, uno si chiama Patricio di Camagüey, che vive in Venezuela, l'altro è Giovanni Hidalgo. Patricio "El Chino" è un timbalero impressionante. Giovanni era un "mostro"... un "extraterrestre" già prima di incontrarmi, però con le mie lezioni, credo sia migliorato ulteriormente.
ML - Bene, noi parleremmo con te tutta la notte ma pensiamo che ora tu debba andare a suonare, vero?
C - Io vi ringrazio molto dell'intervista, e ora a chi tocca, a Giovanni... a Tata?
ML - Pensiamo di intervistare Tata Güines...
C - Tata? Lui è stato uno dei primi che mi ha messo in mano una tumbadora. A sei anni, Tata mi fece suonare con l'orchestra di Fajardo. Il primo, invece, è stato Patato (ndr: Patato Valdez). Bien, aché!
E mi raccomando, scrivete integralmente quello che ho detto!
ML - Non ti preoccupare! E' ciò che faremo, grazie della tua disponibilità.
Meetinglatino.it ringrazia Stefania Cioccolani, Alessia Severi e
Giorgio dell'organizzazione di Fiesta! per la loro simpatia e assistenza.
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